Comunicado Farc
Con il trionfo illegittimo del continuismo, ripudiato dall’astensione cittadina, il paese è entrato in un processo di radicalizzazione della lotta politica in cui il popolo sarà protagonista di prima linea.
Tutta la macchina dello Stato, tutte le risorse mafiose del governo ed i suoi vizi delittivi di brogli e corruzione, di ricatto e d’intimidazione, sono stati messi al servizio della vittoria del continuismo, nella ricerca disperata, attraverso questa via, di uno scudo che protegga Uribe dall’imminente accusa da parte del popolo e della giustizia a causa della sua amministrazione criminale e di lesa patria.
Il regime di Uribe ha rappresentato il più serio tentativo d’imporre violentemente un progetto politico di ultradestra neoliberista basato sul paramilitarismo. Il suo governo passerà alla storia come il più vergognoso degli ultimi decenni, il più assassino della sua popolazione civile, il più prostrato di fronte alla politica degli Stati Uniti e, conseguentemente, il più compulsivo provocatore d’instabilità nelle relazioni con i paesi vicini.
Durante questi otto anni hanno governato la menzogna e la falsità, la manipolazione e l’inganno. Uribe ed il continuismo hanno fatto credere che la loro politica di sicurezza fosse di tutti, quando in realtà solo assicurava, mediante la repressione, i profitti dei privilegiati settori di imprenditori, che hanno accresciuto disoccupazione e povertà. Hanno fatto credere che difendere la sovranità equivalesse a svendere la patria al governo di Washington e trasformare la Colombia in un paese occupato militarmente da una potenza straniera. Si sono barcamenati per farsi passare per spadaccini della lotta contro il narcotraffico, quando il proprio presidente Uribe, il DAS e il generale Naranjo hanno un lungo curriculum di legami con la mafia ed il narcotraffico. Al paese dicono che non c’è nè guerra nè conflitto armato, ma ci sono il Plan Patriota e l’invasione gringa…
Sicurezza Democratica è uguale a falsi positivi e impunità. È poter eleggere come Presidente il ministro della difesa, colui che maggiormente ha incentivato questi crimini di lesa umanità. E’ distribuire le terre all’agroindustria paramilitare, giacché questa sì possiede muscoli finanziari mentre i poveri contadini no. È sussidiare o regalare in modo blindato i soldi dello Stato agli industriali dell’agro che hanno finanziato le campagne elettorali. Sicurezza Democratica sono le fosse comuni con più di 2000 cadaveri, come quella che esiste di fianco alla base militare della Macarena, e sono gli oltre 4 milioni di contadini sfollati dalla violenza dello Stato. È mentire sulla fine finale della guerriglia bolivariana delle FARC-EP mentre si è preoccupati della vitalità di un’organizzazione che combatte incessantemente per la Nuova Colombia, come lo evidenziano i suoi bollettini militari del mese di maggio. Sicurezza Democratica è cambiare la Costituzione quando serve, per adeguarla ad un interesse particolare, è avere un spuria maggioranza nel Congresso e sopprimere l’autorità delle corti con gli applausi dei seguaci incondizionali. Inoltre, è dispensare cariche burocratiche, gabelle ed appalti, nonchè approfittare del governo per arricchirsi senza scrupolo morale alcuno…
L’abbietta difesa del militarismo effettuata da Uribe ed il suo appello a creare nuove leggi garanti dell’impunità militare, annunciano ciò che avverrà durante il mandato presidenziale di Juan Manuel Santos. La sua cinica rimostranza e i suoi lamenti farisei per proteggere oltremodo un torturatore assassino, come Plazas Vega, gli alti comandi militari e l’ex presidente Belisario Betancur, responsabili dell’olocausto del Palazzo di Giustizia, sono una patetica evidenza del suo sforzo di blindarsi già da ora in previsione di future accuse contro di lui. E, naturalmente, una forma di avvitare il narco-paramilitarismo alla direzione dello Stato, con garanzie legali per far sparire, torturare ed assassinare gli oppositori. Il “foro militare” che Uribe reclama è una licenza d’impunità criminale, come la storia recente della Colombia dimostra.
La veemente difesa presidenziale dell’ex direttore della DIAN e della UIAF (Direzione delle Imposte e Dogane Nazionali e Unità Amministrativa Speciale di Analisi Finanziaria, rispettivamente, N.d.T), signor Mario Aranguren, che ha commesso delitti a favore di Uribe, sicuramente su ordine di quest’ultimo, evidenza la natura di colui che aspira ad uscire indenne non solo dal proprio passato criminale, ma anche dalle vergognose bassezze della propria pratica in qualità di governante.
Siamo alle porte di altri quattro anni di offensiva oligarchica a tutti i livelli contro il popolo, imbrattata con melliflue ed ingannevoli promesse ufficiali di vittoria militare, cosa ripetuta incessantemente durante 46 anni senza la benchè minima preoccupazione per le cause che hanno generato il conflitto, ed ancor meno l’impegno a superarle.
La profonda crisi strutturale che patisce la Colombia non ha soluzione nella continuità. L’ultradestra neoliberista, credendo di poterla ancora risolvere dall’alto, ha convocato ad una unità nazionale senza popolo in cui regnano soltanto le ambizioni degli stessi che lucrano con la sicurezza filo-padronale: i gruppi finanziari, il settore imprenditoriale, i grandi allevatori, i propietari terrieri, i paramilitari, i partiti che come piranha si contendono i benefici del potere ed i grandi media che applaudono i successi della politica guerrafondaia misurati in litri di sangue... Lì non si vede il popolo da nessuna parte, dato che la prosperità dei suddetti poggia sulla miseria e sullo sfruttamento di quelli che stanno sotto, gli esclusi.
Questo bicentenario del grido d’indipendenza deve aprire la strada alla lotta del popolo per i suoi diritti, la patria, la sovranità, la giustizia sociale e la pace. Il cambiamento delle ingiuste strutture è possibile con la mobilitazione e la lotta di tutto il popolo per la sua dignità. Non ci si può aspettare alcunché dagli assassini interni al potere dello Stato. Solo la lotta unificata può condurci ad una Nuova Colombia. Come abbiamo dichiarato fin da Marquetalia, nel 1964, siamo disposti a cercare una soluzione politica del conflitto, ribadendo allo stesso tempo che la nostra decisione di dare tutto per il cambiamento e gli interessi popolari è irriducibile, indipendentemente dalle circostanze, dagli ostacoli e dalle difficoltà impostici. La giustizia sociale aspetta di trionfare nella mobilitazione del popolo.
Segretariato dello Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP
Montagne della Colombia, 21 giugno 2010






